{"id":4449,"date":"2020-11-26T17:33:02","date_gmt":"2020-11-26T17:33:02","guid":{"rendered":"https:\/\/staging.polidesign.net\/?post_type=news&#038;p=4449"},"modified":"2021-01-17T11:49:58","modified_gmt":"2021-01-17T11:49:58","slug":"design-economy-2020","status":"publish","type":"news","link":"https:\/\/www.polidesign.net\/it\/news\/design-economy-2020\/","title":{"rendered":"DESIGN ECONOMY 2020 &#8211; L&#8217;economia del Design in Italia e in Europa"},"content":{"rendered":"<ul>\n<li><strong>L\u2019Italia \u00e8 il Paese europeo con il maggior numero di imprese in ambito Design (34.000 mila), che offrono occupazione a 64.551 lavoratori e generano un valore aggiunto superiore a 3 mld di euro<\/strong><br \/>\n<strong>Il nostro Paese contribuisce al 14,8% del giro d\u2019affari a livello UE, dietro a Regno Unito e Germania, ma il 53,4% del nostro tessuto imprenditoriale \u00e8 frammentato tra liberi professionisti e piccolissime imprese<\/strong><\/li>\n<li><strong>Le imprese che nel 2019 hanno investito in design e green economy risultano pi\u00f9 competitive in termini di fatturato, addetti ed export<\/strong><\/li>\n<li><strong>Formazione: le domande al test di ingresso per la laurea triennale a livello nazionale superano di quattro volte i circa 3.300 posti disponibili<\/strong><\/li>\n<li><strong>Milano si conferma capitale del Design: la citt\u00e0 assorbe il 18,3% dell\u2019output nazionale e conta il 14% degli addetti in Italia<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Realacci (Symbola):<\/strong> Un&#8217;economia pi\u00f9 a misura d&#8217;uomo ha bisogno di un design che incrocia bellezza, tecnologia, empatia ed assume la frontiera della green economy e dell&#8217;economia circolare. Di questo design l\u2019Italia \u00e8 gi\u00e0 protagonista e pu\u00f2 per questo candidarsi ad essere punto di riferimento per il nuovo Bauhaus per il Green New Deal proposto dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.<\/li>\n<li><strong>Lanzillo (Deloitte):<\/strong> Il design rappresenta un motore di innovazione e competitivit\u00e0 per le imprese italiane. \u00c8 quindi necessario accrescere nell\u2019industria la consapevolezza dell&#8217;impatto del design sulle performance dell&#8217;azienda e del suo valore strategico, non solo legato ad aspetti di ideazione e presentazione del prodotto o del servizio, ma a quelli di evoluzione continua delle funzioni e strategie aziendali, che differenziano il Made in Italy nei mercati internazionali e contribuiscono alla resilienza delle micro e piccole medie imprese in un contesto di continuo cambiamento e turbolenza del contesto di riferimento.<\/li>\n<li><strong>Zurlo (POLI.design):<\/strong> Al di l\u00e0 della tradizionale idea del design \u2013 ovvero il prodotto bello e ben fatto \u2013 ci accorgiamo che sempre di pi\u00f9 lo si considera un vero e proprio asset strategico. \u00c8 infatti in atto una progressiva integrazione di skills e capacit\u00e0 proprie del design nelle organizzazioni, nelle istituzioni, nella societ\u00e0, con l\u2019avvio di un dialogo diretto con i decision maker di questo sistema. Il design scala l\u2019organigramma, oggi, perch\u00e9 mette al centro la persona per spingersi e spingere \u2013 in modo responsabile &#8211; verso una dimensione pi\u00f9 \u201cnature\u201d centred, attenta non solo all\u2019utente, ma anche alla societ\u00e0, alla cultura, all\u2019economia e all\u2019ambiente.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Fondazione Symbola, Deloitte Private e POLI.design, da quest\u2019anno con il supporto di ADI, CUID e Comieco e il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, hanno presentato oggi i risultati del report \u201cDesign Economy 2020\u201d, con l\u2019obiettivo di accrescere la consapevolezza del valore del design per la competitivit\u00e0 del sistema produttivo nazionale.<\/p>\n<p><strong>L\u2019economia del Design: una fotografia in Italia e in Europa<\/strong><\/p>\n<p>Il settore del design in Europa conta un numero di imprese pari a circa 217mila unit\u00e0. L\u2019Italia, con quasi 34.000 mila imprese, rappresenta circa il 15,5% dell\u2019intero sistema del design comunitario, collocandosi saldamente al primo posto per numero di imprese, davanti a Germania e Francia. Il primato del nostro Paese, che offre impiego a 64.551 lavoratori con un valore aggiunto superiore a 3 mld di euro, \u00e8 in parte attribuibile al forte legame tra design e made in Italy, ma \u00e8 caratterizzato anche ad un\u2019eccessiva frammentazione della struttura imprenditoriale nazionale. Quest\u2019ultimo fattore spiega come mai, nonostante un primato in termini di numero di aziende, Germania e Regno Unito registrino un livello di occupazione e un volume d\u2019affari superiori a quelli italiani. Infatti, il complesso dei Paesi UE registra un volume di vendite pari a 27,5 miliardi di euro, e l\u2019Italia ne alimenta da sola il 14,8%, in terza posizione dietro al Regno Unito (24,5%) e alla Germania (16,4%), ma largamente davanti a Francia (9,2%) e Spagna (4,6%). I settori industriali italiani che fanno maggiore ricorso al Design sono: legno arredo, abbigliamento e automotive.<\/p>\n<p>In Italia, il divario tra microimprese e grandi aziende \u00e8 profondo: liberi professionisti e microimprese (meno di 100mila euro di fatturato) incidono ancora per oltre la met\u00e0 dell\u2019occupazione (53,4%), mentre le imprese con fatturato superiore a 5 milioni di euro hanno un\u2019incidenza occupazionale dell\u20198,4%. Nel nostro Paese, pertanto, la maggior parte delle imprese si collocano nei segmenti piccola e micro impresa.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Il legame tra Made in Italy e Design<\/strong><\/p>\n<p>I risultati del report Fondazione Symbola, Deloitte Private e POLI.design confermano un forte legame territoriale tra Design e le filiere del Made in Italy, con forti ricadute in termini di competitivit\u00e0, innovazione e cultura d\u2019impresa. Le Marche sono la regione italiana con i massimi i livelli di specializzazione del design nelle filiere dell\u2019arredamento e della calzatura. Seguono Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto, in cui sono presenti moltissime aziende del design legate al Fashion, alla meccanica, fino alla ceramica e al mobile. In generale, la distribuzione delle imprese appare concentrata a favore dei sistemi metropolitani: Milano da sola assorbe una quota di imprese pari al 14,5% del totale nazionale, mentre Roma \u00e8 la seconda provincia in graduatoria (6,5%); segue Torino, terza, con una quota del 5,2%. Le prime quattro province metropolitane in graduatoria aggregano circa il 36% della ricchezza prodotta dal design in Italia, attirando la maggior parte delle imprese e dei professionisti del design.<\/p>\n<p><strong>Milano si conferma capitale del Design<\/strong><\/p>\n<p>La principale capitale del design italiano \u00e8 Milano: il capoluogo lombardo \u00e8 capace di concentrare il 18,3% dell\u2019output totale del settore sul territorio nazionale, mentre Torino e Roma, rispettivamente seconda e terza, incidono per l\u20198,0% e per il 5,3%. Anche sul fronte occupazione Milano conta circa il 14% del totale degli addetti. Il primato di Milano non \u00e8 casuale: qui hanno sede due delle pi\u00f9 importanti collezioni del design al mondo, quella della Triennale di Milano e quella del Museo del Compasso d\u2019oro promosso dall\u2019ADI, che verr\u00e0 inaugurata entro il 2020. Milano \u00e8 anche sede dal 1961 del Salone del Mobile e del Fuorisalone, una delle pi\u00f9 grandi manifestazioni al mondo dedicate al design.<\/p>\n<p>In seconda posizione figura Torino, che nel 2014 ha ricevuto dall\u2019Unesco la nomina di Citt\u00e0 creativa UNESCO per il Design. Sul territorio torinese spiccano manifestazioni come Torino City of Design e la presenza di grandi firme del design dell\u2019automobile. Cresce poi l\u2019interesse di Roma per il Design anche grazie al legame con il settore della moda e le iniziative promosse da Altaroma e Fashionweek romana.<\/p>\n<p><strong>L\u2019impatto del Covid-19 sull\u2019operativit\u00e0 dei designer<\/strong><\/p>\n<p>Intervistati sulle conseguenze dell\u2019emergenza sanitaria Covid-19 sulla loro operativit\u00e0, il 45% dei liberi professionisti ha dichiarato di non aver mai interrotto la propria attivit\u00e0, in quanto fortemente orientata all\u2019impiego delle tecnologie digitali. Tuttavia, quasi tutti i designer intervistati hanno riscontrato difficolt\u00e0 economiche legate a una diminuzione della domanda (68,2%) e problemi di liquidit\u00e0 (48,3%). L\u2019emergenza Covid-19 ha avuto un impatto sui volumi di fatturato per il 39,7% dei progettisti, con il 23,8% dei rispondenti che segnalano un calo superiore alla met\u00e0 dei ricavi allo stesso periodo dell\u2019anno precedente. La disruption causata dalla diffusione del Covid-19 pu\u00f2 per\u00f2 tradursi in opportunit\u00e0: le stringenti norme di distanziamento sociale e i limiti alla mobilit\u00e0 per contenere il rischio contagio, potrebbero indurre alla riprogettazione di spazi pubblici e privati in numerosi ambiti: ristorazione (16,6%), pubblica amministrazione (11,9%), home working (7,3%) e sanit\u00e0 (6,0%).<\/p>\n<p><strong>Design e sostenibilit\u00e0 motore della crescita<\/strong><\/p>\n<p>Da un\u2019indagine campionaria di Fondazione Symbola ed Unioncamere su circa 3mila imprese manifatturiere, \u00e8 emersa una stretta correlazione tra investimenti in Design e crescita lungo tre direttrici: fatturato, addetti, export. Il ruolo del design come motore della competitivit\u00e0, confermato dalle aziende che utilizzano il design intervistate nella presente edizione dello studio Design Economy, appare ancor pi\u00f9 marcato in presenza di un\u2019attenzione aziendale alla sostenibilit\u00e0 ambientale: le imprese green e design oriented mostrano differenziali di performance significativi rispetto alle altre aziende. Il vantaggio a favore delle aziende che investono simultaneamente in tecnologie green e design, rispetto al resto del campione, raggiunge i 22,6 punti percentuali in termini di addetti (38,6% contro 16,0%), 25,1 punti in termini di fatturato (48,0% contro 22,9%) e 13,5 punti in relazione alle esportazioni (38,6% contro 25,1%).<\/p>\n<p><strong>Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola<\/strong>, ha commentato: \u00abUn&#8217;economia pi\u00f9 a misura d&#8217;uomo ha bisogno di un design che incrocia bellezza, tecnologia, empatia ed assume la frontiera della green economy e dell&#8217;economia circolare. Di questo design l\u2019Italia \u00e8 gi\u00e0 protagonista e pu\u00f2 per questo candidarsi ad essere punto di riferimento per il nuovo Bauhaus per il Green New Deal proposto dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Avanza in Europa e nel mondo un\u2019economia orientata alla sostenibilit\u00e0 che non lascia indietro nessuno ed \u00e8 per questo pi\u00f9 capace di affrontare il futuro. E rende le imprese pi\u00f9 competitive\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader per l\u2019Italia<\/strong>, ha commentato: \u00abIl design rappresenta un motore di innovazione e competitivit\u00e0 per le imprese italiane, specialmente in ambiti in cui \u00e8 necessario disegnare nuovi orizzonti, come per la sostenibilit\u00e0, e in contesti di profonde trasformazioni come per la pandemia, poich\u00e9 rende le imprese pi\u00f9 resilienti, in grado di adattarsi dinamicamente al cambiamento e di ri-immaginare il proprio posto nel mercato. \u00c8 quindi necessario accrescere nell\u2019industria la consapevolezza del valore strategico del design, non solo legato ad aspetti di ideazione e presentazione del prodotto o del servizio, ma a quelli di evoluzione continua delle funzioni e strategie aziendali, che differenziano il Made in Italy nei mercati internazionali e contribuiscono alla resilienza delle micro e piccole medie imprese in un contesto socio economico di continuo cambiamento\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Francesco Zurlo, Presidente di POLI.design e Preside Vicario presso la Scuola del Design, Dipartimento di Design, Politecnico di Milano:<\/strong> \u00ab\u00c8 sempre pi\u00f9 evidente il processo di apprendimento delle imprese sul ruolo del design per rendere competitivo e sostenibile il sistema paese. Al di l\u00e0 della tradizionale idea del design \u2013 ovvero il prodotto bello e ben fatto \u2013 ci accorgiamo che sempre di pi\u00f9 lo si considera un vero e proprio asset strategico. \u00c8 infatti in atto una progressiva integrazione di skills e capacit\u00e0 proprie del design nelle organizzazioni, nelle istituzioni, nella societ\u00e0, con l\u2019avvio di un dialogo diretto con i decision maker di questo sistema. Il design scala l\u2019organigramma, oggi, perch\u00e9 mette al centro la persona per spingersi e spingere \u2013 in modo responsabile &#8211; verso una dimensione pi\u00f9 \u201cnature\u201d centred, attenta non solo all\u2019utente, ma anche alla societ\u00e0, alla cultura, all\u2019economia e all\u2019ambiente\u00bb.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>La formazione italiana in ambito Design<\/strong><\/p>\n<p>Pur con molte differenze e caratterizzazioni, il sistema formativo italiano del Design \u00e8 un\u2019eccellenza che conta ben 18 Universit\u00e0, 15 Accademie delle Belle Arti, 15 Accademie Legalmente Riconosciute, e 11 Istituti privati autorizzati a rilasciare titoli AFAM e 6 ISIA, per un totale di 242 corsi di studio distribuiti in vari livelli formativi e diverse aree di specializzazione (Product, Communication, Fashion, Space). Nel complesso vengono formati 8.244 designer di cui 3.822 in Universit\u00e0 e 4.422 unit\u00e0 del comparto AFAM. Si pu\u00f2 osservare come un numero sempre maggiore di studenti scelga le Accademie Legalmente Riconosciute e gli Istituti privati autorizzati al rilascio di titoli AFAM. La maggior parte dei corsi di laurea triennale sono a numero programmato, con un numero di iscrizioni al test di ingresso di circa 13.000 domande, che supera di quattro volte i circa 3.300 posti disponibili. Il moltiplicarsi dell\u2019offerta formativa e l\u2019alto numero di richieste di iscrizione rispetto ai posti disponibili e il continuo estendersi degli ambiti professionali del designer, se da un lato decretano il successo dell\u2019offerta formativa nazionale, dall\u2019altro rendono necessaria una riflessione su confini, specificit\u00e0 e qualit\u00e0 della didattica. Circa il 70% degli studenti ha conseguito una laurea triennale o un diploma accademico di I livello, mentre il 21,3% ha approfondito gli studi conseguendo una laurea magistrale o un diploma accademico di II livello, infine solo l\u20198,7% ha perfezionato la propria formazione con master di I o II livello.<\/p>\n<p>La peculiarit\u00e0 del design italiano \u00e8 la capacit\u00e0 di creare sinergie con le esigenze produttive dei territori: mentre l\u2019offerta formativa del triennio \u00e8 sostanzialmente omogenea in tutti gli atenei italiani, i corsi di laurea magistrale offrono invece una marcata specializzazione legata alla vocazione produttiva delle diverse aree geografiche. La regione pi\u00f9 attiva nella formazione di designer \u00e8 la Lombardia, che assorbe da sola quasi il 49,5% del capitale umano uscente dal sistema formativo italiano per il mondo del design. In particolare, Milano si conferma la citt\u00e0 italiana del design con 3.675 laureati\/diplomati. A seguire Piemonte (9,8%) e Lazio (8,3%) ribadiscono il legame esistente tra la formazione, il design e le esigenze produttive delle regioni, trainate dalle citt\u00e0 di Torino e Roma. A livello di singolo istituto, il Politecnico di Milano si colloca saldamente in testa alla classifica per numero di laureati e si conferma un\u2019eccellenza in ambito internazionale, consolidando con successo il 3\u00b0 posto in Europa e il 6\u00b0 nel mondo nella classifica QS World University Rankings by Subject per il design, prima fra le universit\u00e0 pubbliche. Questo grazie anche al suo sistema Design, che include POLI.design,\u00a0 la Scuola del Design e il Dipartimento di Design &#8211; un aggregato di risorse, competenze, strutture e laboratori, tra i pi\u00f9 importanti al mondo. A seguire Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) e IED mantengono un importante ruolo esercitato nella formazione di designer.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":6172,"template":"","meta":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v15.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>DESIGN ECONOMY 2020 - L&#039;economia del Design in Italia e in Europa &bull; POLI.design<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.polidesign.net\/it\/news\/design-economy-2020\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"DESIGN ECONOMY 2020 - L&#039;economia del Design in Italia e in Europa &bull; POLI.design\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"L\u2019Italia \u00e8 il Paese europeo con il maggior numero di 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